L’imprenditore molisano Massimo Di Risio, già proprietario di DR Automobiles, ha acquisito lo storico marchio OSCA.
La notizia del giorno è l’acquisizione dei diritti per lo sviluppo automobilistico della OSCA da Fabia Maserati, nipote di uno dei fondatori (nel 1947) della Casa del Tridente e dell’azienda bolognese, da parte di Massimo Di Risio, già titolare della DR Aurtomobiles di Macchia di Isernia. Il caso OSCA è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo di rivitalizzazione di uno storico marchio automobilistico. Speriamo che, a differenza di altri, l’imprenditore molisano sappia riprendere davvero la tradizione dell’azienda emiliano.
Diciotto anni fa, nel Giugno 2004, i cinesi della SAIC, ad esempio, acquisirono lo storico marchio inglese MG – noto a livello internazionale per le sue giovanili spider e per alcune interpretazioni sportive di berline tipicamente “made in Britain” – ed oggi lo ripropongono, tra l’orrore degli appassionati della Casa dell’Ottagono, come costruttore di SUV. Tanto valeva forse mettere in campo un marchio nuovo, magari cinese, senza appellarsi ad un marchio che ha una sua ben precisa collocazione nella mente del pubblico. In fondo i connazionali di Geely, dopo aver acquisito, nel 2010, la svedese Volvo ne stanno portando avanti coerentemente immagine e tradizione.
Questo per dire che il marchio è una cosa seria con cui non si può giocare. Il pubblico potrebbe non capire ed in questo caso le conseguenze sarebbero economicamente disastrose. Meglio muoversi a passi felpati, magari creando uno ex-novo, come fecero negli Anni Novanta i giapponesi di Toyota, Nissan e Honda, che all’epoca diedero vita con diversa fortuna ai marchi Lexus, Infiniti e Acura per identificare le rispettive produzioni alto-di-gamma. Così come, in altri momenti storici, Ferrari e Mercedes quando crearono Dino e Smart per identificare nuovi prodotti inediti per le due aziende.
E poi c’è chi ha trasformato un proprio modello in marchio (a volte ripensandoci come ha fatto Chevrolet con Corvette), ottenendo anche con un buon successo come Cupra, Mini, Corvette e DS che si sono trasformati dal nome di un modello in quello di una marca.
Sono tutti esempi di gestione del marchio oppure, se preferite, di “brand management” o semplicemente di “branding” ovvero dell’applicazione delle tecniche di marketing ad uno specifico prodotto, linea di prodotto o, come nel nostro caso, di una marca. Lo scopo è quello aumentare il valore percepito dal consumatore rispetto a un prodotto, aumentando di riflesso il patrimonio di marca. Gli operatori del marketing vedono infatti nell’immagine della marca la “promessa” implicita di qualità che il cliente si aspetta dal prodotto, determinandone così l’acquisto nel futuro.
L’immagine però è una strana pianta che va coltivata con attenzione e con il tempo. E il tempo purtroppo non si improvvisa, Restando in campo automobilistico ci sono marchi “datati” come, ad esempio, Ferrari, Maserati, Cadillac, Mercedes, Audi, BMW, Jaguar, Bugatti, Lotus… che proprio nel tempo hanno affondato le radici della loro immagine. E’ sufficiente citarli anche ad una persona che non è particolarmente addentro alle cose automobilistiche perché li associ immediatamente all’immagine di un prodotto premium.
Speriamo che Massimo Di Risio, che ha nel suo DNA auto sportive come l’americana Saleen e le competizioni automobilistiche, sappia dare la giusta collocazione all’iconico marchio OSCA.




Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy
Acconsento al trattamento di cui al punto 2 dell'informativa sulla privacy